PILA PUD 

La cultura architettonica si è resa conto ormai da più di un decennio dell’importanza che riveste il design delle infrastrutture territoriali. Strade, ponti, viadotti, centrali di produzione dell’energia, stazioni ferroviarie, funivie, ecc. non sono solo manufatti ingegneristici utili a svolgere una determinata funzione, bensì degli elementi spesso di grande impatto visivo, inseriti in contesti paesaggistici molto delicati. Per molti anni non ce ne siamo resi conto; per molti anni la cultura architettonica li ha considerati temi poco interessanti sui quali non valeva la pena di investire grosse risorse dal punto di vista progettuale. Ad un certo punto ci siamo accorti che questo atteggiamento stava producendo “mostri” e che una delle risorse più importanti del nostro paese, il paesaggio, si stava degradando.
Con questo bagaglio di consapevolezza abbiamo cercato di dare risposte progettuali al tema del concorso; progettare le stazioni di valle e di monte della Nuova Telecabina Pila-Couis. Fin dai primi approcci ci siamo resi conto che la situazione specifica presentava un ulteriore grado di complessità. Si trattava di dare risposta a due contesti paesaggistici completamente diversi, quello di “valle” e quello di “monte”. Partiamo dal contesto di valle.                                            
Gli elementi che entrano in gioco sono cinque. Il paesaggio che seppur ad alta quota (1800m) presenta forti tensioni di orizzontalità, la stazione di arrivo della Telecabina Aosta-Pila, una sequenza di edifici a valle della stazione lambiti da una strada veicolare, una grande esplanade non organizzata adibita a parcheggio. In definitiva un’accozzaglia di elementi in cerca di un senso.
Una premessa: Pila è un’invenzione degli anni 70, non nasce legata ad un borgo tradizionale (come la maggior parte delle stazioni turistiche valdostane), Pila era un alpeggio. Il paesaggio era caratterizzato da aree di pascolo del bestiame e costruzioni isolate (le baite) adibite al ricovero degli animali e dei pastori. Il nodo di interscambio tra l’impianto di risalita che arriva da Aosta ed il nuovo impianto che porterà in cima al Couis è una occasione per creare una nuova centralità. Forse Pila dopo tanto tempo può trovare il suo baricentro, il suo capoluogo ed il polo sarà proprio la nuova stazione di valle. Una sorta di cattedrale laica attorno alla quale si svilupperà il borgo. La stazione è composta da due parti poste su due livelli diversi. Il primo blocco è a livello del borgo, è l’elemento principale della “nuova piazza” e contiene la biglietteria, i nuovi uffici, lo spazio informazioni, gli elementi di risalita, ecc.  E’ un basamento, un elemento compatto rivestito in pietra a spacco tradizionale. Sopra questo basamento “pesante” vola “leggera” la copertura in corten del nuovo impianto. Una lunghissima copertura con sfaccettature prismatiche che copre l’impianto meccanico, la garitta di controllo gli elementi di risalita.
Un elemento volumetrico di copertura con andamento uguale e “contrario” farà da coronamento alla stazione di arrivo della Telecabina “Aosta-Pila” conferendo all’insieme un effetto unitario. Una nuova “pelle” vetrata farà da chiusura ai volumi sotto la copertura, lasciando immodificata la struttura dell’edificio esistente. Il nostro progetto dà delle indicazioni di come potrebbe svilupparsi il borgo e la nuova viabilità anche se questi temi esulano dall’ambito specifico del concorso e dovranno essere oggetto di futuri approfondimenti. Completamente diversa la condizione al contorno a monte. Qui ci troviamo in uno dei punti più spettacolari della Valle d’Aosta.
Arriviamo e ci troviamo in fronte il Gran Paradiso, girando lo sguardo verso destra la catena del Monte Bianco, il Ghiacciaio del Rutor e poi il Gran Combin, un panorama mozzafiato.
L’impianto atterra sulla “Piatta di Grevon” sulla sinistra poco più in alto la cima. La stazione è un doppio imbuto rovesciato, da una parte “guarda” Pila, dall’altra “guarda” Cogne; è la rappresentazione architettonica del diagramma di queste due direzioni e una sorta di “abbraccio” alla cima di Grevon. Il bar ristorante si appoggia a questa “piega” e si sviluppa a ventaglio, coprendo tutta la visuale che va dal Gran Paradiso al Cervino. Seduto al tavolo del ristorante o nel dehor godo di un panorama straordinario. Il “gioco” architettonico qui è delicatissimo, ci si confronta con il paesaggio, con lo spazio aperto, l’”oggetto architettonico” deve essere seducente, scultoreo, ma allo stesso tempo sensibile a tutte le tensioni del contesto. Deve essere “bello” ed “intelligente”. Abbiamo pensato ad una “stella alpina” cresciuta sulla Piatta di Grevon, che come tutti gli organismi naturali modificano la loro vocazione simmetrica quando incontrano una impossibilità a svilupparsi in una certa direzione. La suggestione della “Stella alpina” si fonde con quello della “Rosa dei venti”, ogni petalo guarda verso una precisa direzione; il primo, il più grande, è quello che accoglie la stazione ed è rivolto verso Pila, l’ultimo è rivolto verso Cogne. I cinque petali del bar ristorante sono rivolti verso le più alte e spettacolari cime della Valle d’Aosta, partendo da sud: Il Gran Paradiso, la Grande Rousse, il Ghiacciaio del Rutor, il Monte Bianco, il Gran Combin. Un altro petalo sfida il dislivello e si protende verso il vuoto in direzione Nord; è un belvedere mozzafiato e dalla sua estremità il panorama è completo, il mio sguardo arriva fino al Cervino.